domenica 14 settembre 2008

Trebisacce: "Ritorno a Trapezakion"

DA “CALABRIA ORA” DEL 15 GIUGNO 2007
Gli alunni-scrittori della II D
“Ritorno a Trapezakion”, il libro redatto a venticinque mani
Ritorno a Trapezakion è il titolo del racconto ideato e scritto dagli alunni della II D e dal professor Dante Brunetti della scuola media statale “C. Alvaro” con dirigente scolastico Mario Manera. È un racconto scritto a venticinque mani perché tanti sono gli alunni coinvolti e tutti protagonisti. Ognuno contribuisce con la propria abilità, con le proprie conoscenze e competenze. È un lavoro di squadra che senza parole inutili ha raggiunto l’obiettivo della produzione tangibile di una mini pubblicazione. La storia è di facile lettura, scorrevole e comprensibile oltre che avvincente. È di fantasia. È necessario salvare gli abitanti di Trapezakion D, un paese molto lontano, più lontano della stessa fantasia dei giovanissimi scrittori. Occorre agire in fretta e occorrono valide soluzioni, ben presto sparirà questo paese e con esso l’intero popolo che vi abita. Tutte le idee di “fantatecnologia”, tutti improvvisati scienziati al lavoro per scongiurare l’inaccettabile. Tutte le discipline scolastiche in campo e tutti i saperi in azione. Trovano la soluzione e rientrano in un paese, Trebisacce, che porta lo stesso nome di quello di partenza. I due coraggiosi astronauti raggiungono con il loro fantasioso mezzo di trasporto il piazzale antistante la capanna di Broglio, dove vengono benevolmente accolti dai “compaesani” e per rimanervi a vivere, pur pensando alla loro trascorsa giovinezza in Trapezakion D. Non tanto il racconto in sé che comunque coinvolge ed offre delle emozioni particolari: l’attesa di quello che succederà e la pelle d’oca per le emozioni che suscita, ma ciò che ritengo ancora importante è la capacità dei docenti che hanno coordinato i lavori a coinvolgere i giovanissimi nel sapiente lavoro di scrittura, in un momento in cui il dolce far nulla forse trionfa come merito personale e da emulare in una buona percentuale di studenti. E poi bisogna riconoscere la trasmissione di valori sani ed educativi che si incontrano e che spaziano dal principio dell’accoglienza a quello della solidarietà, dal rispetto per il prossimo all’integrazione dei simili appartenenti ad altre comunità, alla lotta all’indifferenza, al valore della famiglia e qui smetto l’elenco perché anche il racconto chiude riportando gli ospiti a ripensare alla propria giovinezza, al proprio ambiente, al proprio paese. Un ritorno alle origini, perché per quanto bello e accogliente e simile possa essere un posto, la propria casa, per quanto piccola, rappresenta sempre un valore irrinunciabile ed unico. (Franco Lofrano)

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